Porta Napoli
Per la sua magnificenza, la Porta Reale di Carlo V (ora Porta Napoli) rappresentava una “meraviglia di Lecce e di tutto il vicereame”. Essa simboleggiava la soglia “fuori misura” tra lo spazio urbano della Lecce cattolica e il mondo esterno sconosciuto, che minacciava assalti e rovine.
Denominata Porta Napoli, perché posta all’inizio della strada per Napoli, nel 1934 fu privata dei tratti di cinta muraria che la fiancheggiavano, per consentire la sfilata in occasione dell’inaugurazione del Palazzo Gioventù Italiana del Littorio (ora sede universitaria ex G.I.L.). Da allora i varchi fungono da accesso carrabile tra città storica e città contemporanea.
Fu realizzata dall’architetto Giangiacomo Dell’Acaya che ricevette da Ferrante Loffredo, governatore di Terra D’Otranto e di Bari, l’incarico di erigere lungo le Mura una porta di accesso ”più rappresentativa” in omaggio all’imperatore Carlo V, che aveva decretato il primato di Lecce nella Puglia.
Il luogo prescelto fu quello che in età romana era il punto di intersezione della cinta fortificata con la via Appia-Traiana proveniente da nord, in prossimità del sito in cui si apriva l’antica Porta di S.Giusto.
Questo luogo strategico, luogo di sosta prima di entrare trionfalmente in città, nel 1548 si abbellisce di una Porta reale che Giangiacomo dell’Acaya, architetto di fiducia della Corona madrilena, progetta come un Arco di Trionfo di colossali dimensioni, con un frontone simile al “pronao” di un tempio.
Di dimensione sovraordinata, si sopralzava rispetto all’adiacente muraglia della cinta, con un singolare motivo a tre gradoni di matrice “angioino-durazzesca”, ai quali sono stati ascritti diversi significati simbolici, tra cui quello più accreditato di rappresentare le vittorie di Carlo V nei tre continenti: America (allora Indie), Gallia e Africa.
Manca il trionfo sul mondo orientale, anche se la probabile vittoria sui Turchi aleggia nella grandiosità dell’arco trionfale affiancato da due coppie di colonne binate, riproposte in miniatura sul frontone. Il riferimento è alle leggendarie “colonne d’Ercole”, ma il motto ad esse collegato non è quello da tutti conosciuto del “Non plus ultra” (“Non più oltre”), ma il motto personale coniato da Carlo V del “Plus ultra” (“Più oltre”) e cioè la volontà di andare oltre ogni limite possibile.
Nel timpano sopra l’architrave troneggia un gigante stemma asburgico in pietra leccese, con l’aquila bicefala che sorregge lo scudo istoriato dell’imperatore Carlo V, circondato dal collare dell’Ordine del “Toson d’Oro” con un pendulo ariete, onorificenza del Sacro Romano Impero D’Occidente. Ai lati l’apparato decorativo si completa con immagini di trofei, simili a quelli posti negli archi di trionfo di età romana: segni di vittoria e trionfi, cannoni, armature dei nemici caduti.
Nel secolo XVI l’ingresso alla città dalla Porta reale non era diretto: oltrepassato l’arco, vi era una piazzaforte quadrangolare delimitata da alti muri, area di sosta e di controllo, “capace di contenere 500 cavalli”.
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Sull’architrave posta sopra l’arco è incisa un’epigrafe in latino, dedicata alle glorie di Carlo V:
“All'Imperatore Cesare Carlo V, augusto trionfatore, nelle Indie, nelle Gallie ed in Africa; soggiogatore dei cristiani ribelli, spavento e sterminio dei Turchi; propagatore della religione cristiana in tutto il mondo con le opere e con i consigli; essendo al governo di questa provincia Ferrante Loffredo, che seppe tener lontani dai lidi del Salento e della Japigia i Turchi ed i nemici dell'impero; l'Università ed il popolo leccese riconoscente dedicò quest'arco alla grandezza e maestà di Lui, l'anno 1548”.
Curiosità & aneddoti
L’imperatore Carlo V di fatto non fece mai l’ingresso trionfale sotto l’Arco realizzato in suo onore, ma nonostante questo, rimase indelebile la riconoscenza della città al potere spagnolo.
Da Porta Napoli vi fu invece nel 1639 il primo ingresso trionfale in città verso Piazza Duomo di Luigi Pappacoda, che da qui iniziò i suoi 31 anni di vescovato, importantissimi per il sorprendente rilancio dell’architettura religiosa.
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